lunedì 27 giugno 2011

Primavera 2011

a cura di Paolo Leoni
La Primavera meteorologica inizia il 1 Marzo e termina il 31 Maggio; mentre, quella astronomica comincia con l'equinozio di primavera, appunto, il 21 Marzo e termina con il solstizio d'estate il 21 Giugno. Considerando che l'Inverno è la stagione fredda e l'Estate è la stagione calda, l'Autunno e la Primavera vengono definite "stagioni di transizione". Questi due periodi dell'anno, per antonomasia, sono caratterizzati da fasi "invernali" e fasi "estive" più o meno intense, che si alternano per periodi più o meno lunghi.
La Primavera 2011 del Vecchio Continente è stata caratterizzata, soprattutto, da fasi estive; e in alcuni casi, proprio nel cuore della primavera stessa, si sono avute ondate calde tipiche di Giugno e Luglio. 
Ma procediamo con ordine. I dati elaborati, su scala Europea, non lasciano scampo: la primavera appena trascorsa è stata caratterizzata da un' anomalia termica positiva di 1°C-3°C. Valori di anomalia massima si sono registrati tra Francia-Germania-Svizzera-Austria; tali aree hanno rilevato un surplus termico anche di 2-3°C. 
Solo l'Italia meridionale e le aree del Mediterraneo orientale sono riuscite a rientrare in media con la stagione, sicuramente aiutate dalla presenza del mare, che avendo temperature ancora basse, non ha favorito l'aumento termico sull'immediata terraferma. 

Anomalia Termica - Primavera 2011
Per quanto riguarda le precipitazioni, invece, a volte basta guardare l'anomalia termica per dedurre quanto e se è piovuto: anomalie termiche positive sono indice di scarsa piovosità. 
La primavera 2011 è stata decisamente secca, per quasi tutto il continente. L'anomalia precipitativa per le regioni centrali, fino alla Russia Europea, è di circa 50-100mm, con punte di 160-170mm. Tali valori, tradotti in percentuale, corrispondono, per alcune aree, a meno del 25% dell'accumulo pluviometrico medio, in Primavera. Le regioni con maggior deficit pluviometrico sono quelle Francesi e Tedesche, accompagnate anche dall'area sud-orientale della Gran Bretagna e meridionale della Penisola Scandinava. 
Le uniche aree che hanno beneficiato di qualche accumulo in più, sono le stesse che presentano valori termici anomali più contenuti. In primis le aree centro meridionali di Spagna ed Italia. Qualcosa in più "è caduta" sulla costa occidentale dalla penisola Scandinava e sul nord della Gran Bretagna. Comunque sia nulla di rilevante rispetto alla media Europea. Combinando l'anomalia termica positiva e l'anomalia precipitativa negativa, si può dedurre, facilmente, come la primavera 2011 in Europa sia stata caratterizzata dalla presenza, quasi incessante, dell'Anticiclone; con pochissimi episodi atlantici e ancor meno d'origine artica.

Anomalie Precipitative in millimetri - Primavera 2011

sabato 4 giugno 2011

Il "Local Warming": un problema serio.

Il Clima del Pianeta Terra può sembrare apparentemente stabile, in quanto, fin dalla nascita della Natura, così come noi la conosciamo, nessun evento climatico è riuscito a cambiare radicalmente o a distruggere questo sistema tanto forte quanto equilibrato. L'uomo, l'ultimo arrivato, ha percorso, e tutt'ora lo sta facendo, solo l'ultimo tratto di un tragitto che la Natura ha iniziato milioni e milioni di anni fa.
Se circa 2,5milioni di anni fa il genere "Homo" ha messo piede sulla Terra ferma, prima di raggiungere l'ultimo stadio evolutivo, ovvero l'"Homo Sapiens", sono passati oltre 2,3milioni di anni. Pertanto la specie di cui noi facciamo parte ha "solo" 200.000anni di vita. Se consideriamo, tutto ciò che l'"Homo Sapiens" ha compiuto in questi migliaia di anni, sicuramente, gli anni trascorsi, saranno tanti, molti; ma se li rapportiamo alla vita del "Nostro Clima" sono veramente pochi. Eppure, in questi tempo, il clima è cambiato, e tutt'ora cambia, ma fino ad ora nessun cambiamento è stato così catastrofico o fatale per il genere umano o per la Natura. 
I cambiamenti climatici, più o meno localizzati e più o meno intensi, hanno colpito intere regioni; a volte, tutto il clima terrestre è radicalmente mutato (glaciazioni), ma questi cambiamenti per quanto repentini siano stati si sono verificati in centinaia e centinaia di anni. Quindi, nessun singolo individuo è riuscito ad apprezzare l'interno mutamento climatico, ma ha potuto assistere solo ad un eventuale cambiamento di tendenza del clima.
Oggi, forse più che mai, l'uomo è spettatore e protagonista di un cambiamento climatico. Si parla molto di "Global Warming", ovvero del Riscaldamento Globlale, ma viste le forti e continue oscillazioni climatiche che caratterizzano da sempre il nostro Pianeta, è difficile e prematuro attribuire un aumento termico globale all'uomo. E' sicuramente più "facile" e dimostrabile, come l'uomo possa aver influenzato il clima a scala locale, attraverso la creazione e l'espansione degli attuali centri urbani e/o industriali.  
Senza allontanare troppo lo sguardo verso altri continenti e verso altre nazioni, dove per altro vi sono centri cittadini ben più grandi di quelli italiani, concentriamoci un attimo su Roma. 
Basta dare un occhiata veloce agli archivi meteorologici per scoprire come dal 1950 ad oggi, quasi tutti i record di temperature massime si siano registrati negli ultimi 10-15anni; mentre i record negativi risalgono, la maggior parte, tra gli anni '70-'80. Premesso che in Italia non si verificano ondate gelide da poter regalare record secolari, da ormai oltre 25 anni; è comunque innegabile l'aumento termico medio che la capitale Italiana sta vivendo. Inoltre la frase "E' sempre più difficile vedere la neve a Roma" è ormai divenuta quasi proverbiale. Ma come Roma, così anche Milano, Napoli, Torino, Bologna ecc... stanno subendo un lento e progressivo aumento termico dovuto al fenomeno dell'inurbamento
Cerchiamo di capire come sia possibile che la creazione o l'espansione di un centro urbano possa modificare il clima a livello locale. 

Prima di passare alla spiegazione, dobbiamo tener presente il Calore Specifico e la Capacità Termica.
Il Calore Specifico di una sostanza è definito come la quantità di calore necessaria per innalzare l'unità di massa di un grado centigrado: J / (Kg x °C)
La Capacità Termica, invece, è il rapporto tra Calore fornitogli e l'aumento della temperatura che ne è derivato: J / °C. 
Inoltre, dobbiamo ricordarci, che il Sole emana calore attraverso le radiazioni solari le quali vengono assorbite dalla superficie terrestre e quindi reimmesse con lunghezze d'onda decisamente più lunghe. Pertanto il rilascio sarà più graduale rispetto all'assorbimento.

Consideriamo, ora, un area, completamente pianeggiante, in quanto la presenza di montagne o vallate non farebbe altro che accentuare questo fenomeno locale. L'area inizialmente è ricoperta dalla campagna, quindi è presente della vegetazione o una radura.  
Il terreno composto da piante o da erba ha una capacità termica inferiore, rispetto all'asfalto e al mattonato. Ovvero, ipotizzando un esposizione di 12h ai raggi solari: un'area boscata subirà un aumento termico molto basso, sia per le piante sia per lo scarso filtraggio dei raggi solari; un' area erbosa, subirà un aumento termico contenuto; mentre, un area urbana, formata da case e strade avrà un notevole aumento termico. Il calore propagandosi dal basso verso l'alto, produrrà, quindi, un incremento termico anche dell'aria sovrastante. Questo è ciò che avviene durante le ore solari. Di notte, invece, l'area boscata, rilascerà rapidamente quel poco calore accumulato durante il giorno; mentre l'area urbana rilascerà un enorme quantitativo di calore, impedendo così un calo "termico naturale".  
Pertanto, nella "nostra area" di partenza, una volta che la natura ha lasciato il posto alla città si andrà a creare sopra quest'area una sorta di "bolla di calore". Dove sul centro città si concentrerà il punto più alto di questa "ipotetica bolla". 
Dal seguente grafico è più facile capire il concetto appena esposto: nell'area urbana la temperatura registrata è decisamente superiore rispetto alle altre aree a diversa tipologia.

Andamento termico in funzione delle diverse tipologie di aree territoriali
A dimostrazione di ciò sono stati condotti numerosi sperimenti scientifici, con rilevazioni termiche in area urbana e in aperta campagna; a quote altimetriche differenti.
L'Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) ha stabilito che la temperatura dell'aria si debba registrare alla quota di 180-200m; il sensore opportunamente schermato deve essere installato sopra un manto erboso o un tappeto sintetico di colore verde. Tali accorgimenti, per quanto utili ed indispensabili, non bastano a fronteggiare il fenomeno del riscaldamento locale. In una città come Roma, Milano, Bologna, Napoli, una stazione meteo che rispetta i requisiti appena elencati registrerà valori termici, comunque e sicuramente, superiori a quelli che si avrebbero nella determinata area in condizioni di "aperta campagna" oppure di 1000 anni fa.
A riguardo, il Prof. Mazzarella ha condotto studi dettagliati e scientificamente validi. Io personalmente ho avuto il piacere e l'onore di poter assistere al "3° Convegno Internazionale di Meteorologia e Climatologia" tenutosi il 27 Febbraio 2010 ad Allumiere, dove il Prof. Mazzarella a presentato ed esposto il suo studio riguardo al Local Warming, condotto nella città di Napoli. Lui stesso ha rilevato con particolari termometri la temperatura alle varie quote (pochi centimetri, fino ad un paio di metri) in una piazza nel centro di Napoli. Dai dati registrati si evince come al suolo la temperatura raggiunta superasse, in un giorno d'estate, i 65°C fino a toccare i 70°C!!! Ovviamente, salendo di quota il valore calava drasticamente, ma a solo un metro d'altezza ancora non era scesa sotto i 40°C. Pertanto è più che lecito pensare in un eccessivo aumento termico anche alla quota di rilevamento ufficiale, ovvero 2m. In campagna, ad esempio, ad "altezza suolo" in nessun caso verrebbero registrati 70°C. Ciò dimostra l'effettiva presenza di un riscaldamento localizzato.
Il Prof. Mazzarella si è spinto oltre, infatti, i suoi studi non si sono fermati alla temperatura dell'aria a quote prossime al suolo o di rilevamento; ma ha effettuato una stima delle precipitazioni e ha notato come con il passare degli anni queste siano aumentate sia di intensità sia quantitativamente. Il motivo di questo aumento non può essere lasciato al caso, come lo stesso Professore ha sostenuto al convegno, la presenza di un'area "calda localizzata" provoca un campo depressionario sull'area stessa. E se questa depressione a scala nazionale, risulta irrilevante, o quasi, a scala locale produce un "effetto ad imbuto": ovvero attira verso il cuore dell'area depressionaria le perturbazioni, incrementandone gli effetti.
Ovviamente non si tratta ne di uragani ne di cicloni extra-tropicali, il tutto rimane molto contenuto e in un'area delimitata. L'aumento è comunque riscontrabile numericamente e a lungo andare, soprattutto con la continua espansione cittadina, i dati saranno sempre più eloquenti e nel corso del tempo si potranno avere cambiamenti di un certo spessore.
Un caso ancor più evidente è quello della città di Roma. Purtroppo, non sono a conoscenza di eventuali studi condotti sulla città capitolina e non ho ne i mezzi ne gli strumenti necessari per condurre uno studio simile a quello del Prof. Mazzarella; ma nel mio piccolo, mi sono accorto come durante gli eventi perturbati o anche i temporali estivi, la città capitolina riesca ad attirare a se sempre i nuclei più intensi e talvolta anche ad alimentare i nuclei stessi. Più di ogni altra area o città laziale.
Il passaggio tra riscaldamento globale e influenza diretta sul clima locale è tutt'altro che facile, tutt'ora è fonte di studio e ricerca; sicuramente è un fenomeno reale e persistente. Una cosa è sicura, quando si registrano i dati di una area urbana e si confrontano con i dati di 50-60anni fa, dove magari in quella stessa area era presente solo la campagna, sicuramente si riscontrerà un aumento termico più o meno intenso. E se qualora, a scala globale, vi è stato veramente un aumento termico, seppur lieve, tale incremento potrebbe risultare ben più intenso a scala locale.
Sempre a causa dell'aumento termico localizzato, la neve in città potrebbe cadere sempre meno; inoltre, non è trascurabile l'effetto albedo che segue le grandi nevicate, soprattutto nel Nord Italia.
In modo particolare l'anno scorso, quando a Dicembre si verificò un abbondante nevicata su gran  parte dell'Emilia Romagna. La neve rimase al suolo per diversi giorni, grazie all'aria fredda che continuava ad affluire, ma le zone in aperta campagna raggiunsero di notte temperature anche di -16/-18°C mentre le città si fermarono a "soli" -7/-9°C. La differenza termica è imputabile alla copertura del manto nevoso, che in campagna era omogeneo e continuo, mentre in città la neve caduta, difficilmente riusciva a coprire completamente il territorio (prati, tetti, auto e soprattutto strade). Queste differenze, apparentemente trascurabili, risultano poi rilevanti al fine delle medie mensili e stagionali.
Concludendo, vorrei attirare la vostra attenzione con un piccolo e semplice esperimento: recatevi al tramonto o all'alba in un'area aperta e verde prossima alla città, magari portando con voi un termometro. Sarà impossibile non notare la sensibile differenza termica tra l'area urbana e l'area in questione, come può essere un grande parco o una campagna.
Quindi se, per assurdo, potessimo sostituire la città alla campagna, avremo risolto il problema del Local Warming.
Pensandoci un attimo, tale fenomeno è sensibilmente presente e soprattutto, ad oggi, non vi è alcun rimedio; in quanto le città ci sono e sono in continua espansione.



mercoledì 11 maggio 2011

Basso colpo di coda per l'inverno 2010/2011

Spesso accade che all'inizio della stagione primaverile l'inverno giochi la sua ultima carta. A volte, è capitato, che proprio l'ultima carta giocata dal Generale Inverno è stato un vero e proprio jolly; conservato, magari, per chiudere una stagione invernale un po' magra. Quest'anno l'inverno italiano è stato caratterizzato da alti e bassi e localmente anche da record trentennali o cinquantennali, ma nulla di eccezionale. Sicuramente non c'è stato il famigerato colpo di coda in "formato jolly". L'ultimo evento freddo che ha colpito la nostra penisola, risale agli inizi di Marzo, proprio nei primissimi giorni di primavera meteorologica e agli sgoccioli dell'inverno astronomico.

L'evento che ha colpito il centro-sud Italia tra Domenica 8 Maggio e Martedì 10 Maggio può essere annoverato tra gli "eventi eccezionali". Le avverse condizioni meteo vissute da Puglia e Calabria, in primis, sono più tipiche di fine Novembre o metà Marzo piuttosto che di primavera inoltrata.

Tutto ciò è scaturito dalla posizione dell'anticiclone sul Nord-Est Europeo, il quale, prima ha inviato aria fredda verso le regioni meridionali del Vecchio Continente; poi, spostandosi verso sud, ha causato il "rientro" della stessa massa d'aria fredda, verso ovest. Quest'ultima, si è così riversata nell'area orientale del bacino del Mediterraneo, colpendo in pieno, come detto, Puglia e Calabria ma anche Abruzzo e Molise.
Lunedì 9 Maggio ore 12.00UTC - Situazione Barica e geopotenziali a 500hpa: la massa d'aria fredda si sposta dall'area Balcanica meridionale verso Puglia-Molise-Abruzzo-Calabria
Per queste due ultime regioni (Abruzzo e Molise) tali eventi non sono poi così rari, anche se il verificarsi di tali fenomeni in Maggio è comunque "un fuori stagione". Anche se, per queste zone, nulla di eccezionale: la neve è caduta fino a 1100/1200m mentre sulla costa pioveva con 13°C-14°C.
Discorso ben diverso per Puglia e Calabria. Soprattutto per l'ultima regione, geograficamente parlando, dell'Italia peninsulare.
L'Abruzzo e il Molise hanno subito una passata veloce, soprattutto nella notte tra l'8 e il 9 Maggio, quando il calo termico si è fatto veramente sentire, mentre le piogge non hanno raggiunto accumuli di rilievo.
Analizzando il picco massimo dell'ondata fredda, verificatosi nella mattinata di Lunedì 9 , si può chiaramente vedere come in Abruzzo a 850hpa spunti l'isoterma di 0°C.

Lunedì 9 Maggio ore 06.00UTC - Situazione termica 850hpa: l'isoterma di 0°C raggiunge l'Abruzzo
 
 Fonte: www.meteociel.fr
La stazione meteorologica posta al Passo Godi 1560m (AQ) conferma il vistoso calo termico: 8 Maggio ore 14.00, temperatura di 15.6°C; 24ore dopo, 9 Maggio ore 14.00 circa 1°C, dopo una minima di 0.8°C registrata a metà giornata. In 24ore c'è stato un calo termico di quasi 15°C. Sullo stesso passo la webcam ha immortalato una "mini bufera di neve" con accumulo massimo sull'ordine dei 10/12cm.

Passo Godi 1560m (AQ): 8 Maggio 2011 - 9 Maggio 2011
Fonte: http://www.caputfrigoris.it/rete-meteo/passogodi.htm
Tralasciando l'Abruzzo e il Molise, concentriamo ora la nostra attenzione su Puglia e Calabria: le regioni più colpite.
Partiamo dalla stazione meteo di monte S. Angelo 838m (FG): nella giornata di Lunedì 9 maggio la massima è stata di soli 10°C; mentre la massima di Domenica 8 Maggio, era stata di ben 17°C. Dal grafico si nota chiaramente come il calo si fa più consistente in alcune ore della giornata, ad esempio, nela sera di Lunedì la temperatura ha raggiunto i 6°C. 

Monte S. Angelo 838m (FG): andamento termico
Fonte: www.meteoam.it
Lo scarto termico si fa sempre più marcato scendendo di quota, per un motivo molto semplice: il maggiore soleggiamento rispetto ai mesi invernali, favorisce le zone di pianura. Se ipotizziamo un irruzione fredda ma secca, quindi senza nubi, in quota il calo termico sarà marcato mentre al suolo l'aria fredda non produrrà effetti di rilievo. Quindi, nelle regioni in esame alle quote pianeggianti, durante la giornata di Domenica il sole e le condizioni in quota ancora stabili hanno favorito massime anche oltre i 20°C; poi l'arrivo dell'aria fredda e le annesse precipitazioni hanno fatto calare drasticamente i valori termici. E' il caso di Bari, Lecce, Crotone. Nel capoluogo Pugliese, Bari, nella giornata di Domenica la massima è stata di 22°C,  mentre, Lunedì si sono registrati 17°C; anche se per tuta la giornata la temperatura ha avuto un andamento tra i 14 e i 16°C.
Bari: andamento termico
Fonte: www.meteoam.it
Entriamo nella regione più colpita: la Calabria. Partiamo dalle quote alte: Monte Scuro 1677m. Nel cuore della Sila è tornata la neve. La stazione di Monte Scuro nella giornata di Domenica aveva fatto registrare una massima di 12°C; mentre, la temperatura massima registrata Lunedì è stata solo di 3°C e per tutto il pomeriggio la temperatura ha oscillato tra 0°C e 1°C con la neve che cadeva a tratti copiosa oltre i 1500/1600m. Tornando all'eccezionalità dell'evento, possiamo costatare dalle rilevazioni come la massima di Martedì sia stata inferiore alla media minima di quasi 1°C, con uno scarto medio di 3°C, circa. Valori veramente notevoli per il periodo, nonostante la zona a quota elevata. 
Monte Scuro 1677m (CS): andamento termico
Fonte: www.meteoam.it
Per ottenere notizie più dettagliate, ci viene incontro il sito dell'ArpaCal. Un po' tutte le stazioni meteo posizionate sulla fascia centro-orientale della Calabria propongono dati degni di nota. Ma, per comodità, scegliamo solo quelle più rilevanti. La stazione di Camigliatello è situata nel cuore della Sila a "soli" 1368m. Tale quota è stata sufficiente per rituffare il piccolo paese in Inverno. Infatti tra Lunedì e Martedì la stazione meteorologica ha registrato valori invernali, o sicuramente tardo autunnali, con accumuli precipitativi notevoli. Molti dei quali sotto forma solida (neve). Dai grafici si stimano circa 50mm di precipitazioni avvenute con temperature comprese tra i -2°C e i 2°C (il grafico riporta una massima di 7,4°C registrata nella giornata di Lunedì, da un'analisi accurata, tale valore è stato misurato all'alba di Lunedì 9 Maggio. Il calo è stato poi prodotto dall'arrivo di un primo nucleo freddo con grandine e pioggia battente, facendo scendere in pochissimo tempo la temperatura, vicino agli 0°C). 
Camigliatello Monte Scuro 1368m (CS): Temperature Media Giornaliera
Fonte: http://www.cfcalabria.it/
Camigliatello Monte Scuro 1368m (CS): Temperature Minime
Fonte: http://www.cfcalabria.it/
Camigliatello Monte Scuro 1368m (CS): Temperature Massime
Fonte: http://www.cfcalabria.it/
Camigliatello Monte Scuro 1368m (CS): Precipitazioni
Fonte: http://www.cfcalabria.it/
 
A conferma di ciò, le webcam della zona in questione hanno regalato un suggestivo panorama invernale nel cuore della primavera. 

Camigliatello Silano 1368m (CS): Paese
Fonte: http://www.camigliatellosilano.eu/live-corso-camigliatello.html

Camigliatello Silano 1368m (CS): Inizio Piste
Fonte: http://94.94.164.18/cgi-bin/viewer/video.jpg?streamid=0
Se questi dati e queste immagini vi sembrano "insufficienti" per definire l'evento eccezionale, allora vi dovrete assolutamente convincere del fatto, con l'ausilio dei dati statistici a scala ventennale. Infatti, secondo i dati ottenuti il record di minima nel mese di Maggio per la stazione di Camigliatello è di -1.6°C, registrato nel 1997 e nel 2004. Valore totalmente stracciato con un bel -2.1°C. 
Insomma proprio inverno e sicuramente record. Sempre rimanendo in Calabria scendiamo però di quota, fino al mare, nella città di Crotone. Come detto, più si scende di quota e più incrementa il salto termico. Crotone, Domenica alle ore 12.00 registrava una temperatura primaverile di 21°C (0.5°C oltre la media massima stagionale); mentre 25h dopo, la temperatura era di appena 9°C. La temperatura massima di Lunedì, statisticamente valida, è stata di 16°C (5,5°C in meno dalle medie stagionali) ma se consideriamo  che per quasi tutto il giorno si sono avuti 9/10°C con pioggia e vento sostenuto dai quadranti nord-orientali, allora si può parlare tranquillamente di inverno. 

Crotone: Andamento termico
Fonte: www.meteoam.it 
Vorrei aprire una piccola parentesi: per i dati statistici la temperatura massima è quella registrata nell'arco delle 24h, di solito coincide con le ore più calde, quindi dalle 12.00 alle 15.00. Se partiamo da questo presupposto la statistica afferma che a Crotone il periodo più freddo dell'anno sono la prima e la seconda decade di Gennaio, dove la temperatura massima media è di 12,4°C.  Confrontando questo dato con quello registrato tra le 11.00 e le 18.00 di Lunedì 9 Maggio di soli 9/10°C, si deduce uno scarto di 2°C/3°C. 2°C/3°C da Gennaio!!! Da Maggio sono ben 11°C di scarto. Un valore veramente da record!!! La minima è stata di 8°C, mentre il record di Maggio era di 9°C registrato nel 2009, seguito poi dai 10°C del 2004. Ma stiamo parlando comunque di minima record del mese di Maggio, non di Massima record. In questo caso 9°C si sono registrate a mezzogiorno. 
Per dovere di cronaca, dobbiamo riportare anche i 27mm di pioggia caduti. 

In conclusione dobbiamo veramente riconoscere che l'inverno 2010/2011, per il sud Italia, aveva riservato un colpo di coda veramente storico. Ha giocato il suo jolly migliore, eppure, non dimentichiamoci che molte zone della Calabria ma anche della Puglia hanno avuto eventi record anche a Dicembre 2010. 
Vi lascio con una piccola curiosità: mentre Lunedì pioveva e faceva freddo nel sud Italia, a Livigno si registravano 14.6°C (contro i 10°C di Crotone), con un cielo veramente limpido e un sole "da mare". 

Fonte: http://www.meteo-system.com/stazioni/trepalle.jpg
  

martedì 3 maggio 2011

L'inverno Europeo 2010/2011

Gli abitanti della Gran Bretagna, Scozia ed Irlanda ricorderanno a lungo il mese di Dicembre dell’inverno 2010-2011. Per molte regioni del vecchio continente è stato proprio Dicembre il mese più freddo e nevoso di tutta la stagione invernale.   

Dicembre 2010                            
Anomalia Termica Dicembre 2010


Dalla carta in esame si evince come il “cuore gelido” di questo anomalo Dicembre, si sia collocato proprio a sud della Penisola Scandinava. Quasi al centro del vecchio continente. E per quanto, queste regioni siano abituate al freddo, un’anomalia negativa mensile di quasi 8/9°C, rimane comunque degna di nota. Vorrei, però, soffermarmi sul “modo” in cui sono state ottenute queste anomalie così rilevanti: durante un mese invernale capita spesso di avere un ondata calda seguita poi da un ondata fredda (o viceversa), dove di solito una delle due è più intensa dell’altra e quindi a fine mese prevale un anomalia positiva od una negativa. Ma i valori di scarto (dalle medie stagionali) difficilmente superano i 3 o 4°C. Come è capitato all’Italia nel mese in esame: inizio Dicembre molto caldo e poi deciso calo termico durante la 2° decade. A fine anno, quindi, l’anomalia era pressoché nulla. Pertanto per ottenere valori  di 5/6°C al di sotto delle medie stagionali (o al di sopra) si deve assistere ad una staticità dell’evento, ovvero, ad una lunga permanenza in una determinata area, di aria fredda o aria calda, per diversi giorni. Quindi se si tratta di un calo termico di 4-5 giorni si può parlare di irruzione fredda. Ma non nel nostro caso, dove ciò che è capitato all’Europa centro-settentrionale ha avuto una durata di 35/45 giorni, iniziata addirittura già nel mese di Novembre. In tal caso si tratta di un vero e proprio “evento gelido”.
Un simile evento, credo proprio che meriti attenzione. 
Andiamo, quindi, ad analizzare l’andamento termico in una cittadina svedese, proprio nel “cuore gelido” di questo anomalo dicembre. 
La città in esame è Sveg (piccolo centro cittadino nel cuore della Svezia Centro-Settentrionale). 



Si può ben notare come dall’inizio di Novembre fino a fine Dicembre le temperature registrate siano fortemente al di sotto delle medie stagionali. Addirittura, dal secondo grafico, risulta che da metà Novembre a metà Dicembre le temperature siano scese al di sotto delle medie fino a 8°C per quasi 20/25 giorni. Un dato che fa veramente riflettere. Le precipitazioni, invece, sono state molto scarse; si tratta, comunque, di un area dove durante il periodo invernale le precipitazioni sono deboli e continue invece che brevi ma intense. Si stimano comunque 25-30mm di precipitazioni, che con questi valori termici hanno sicuramente prodotto un accumulo nevoso totale di 30cm. 

Cambiamo ora totalmente zona, passiamo in Gran Bretagna. Se gli abitanti della penisola scandinava ricorderanno questo dicembre per il freddo, in Gran Bretagna verrà ricordato per la neve (oltre che per il freddo). Nell’Isola Britannica i valori termici risultano più contenuti seppur sotto media di 3-5°C; ma la vera protagonista è la “Dama Bianca”. La Gran Bretagna, grazie alla posizione geografica (Oceano Atlantico e Corrente del Golfo) difficilmente ha lunghi periodi freddi e la neve cade raramente e soprattutto con durata, al massimo, giornaliera. In questo mese, invece, “ha pagato” proprio la sua posizione geografica, l’aria fredda giunta si è caricata di umidità e a riversato sulla Gran Bretagna ingenti quantitativi nevosi con disagi non indifferenti alla circolazione sia stradale che aerea. Prendiamo come esempio Cranwell (villaggio situato sulla fascia centro-orientale dell’Inghilterra). 


Dai grafici dell’anomalia termica, si notano valori fortemente negativi soprattutto per la prima ed ultima decade di Dicembre; con valori registrati anche di -10°C. Le precipitazioni, seppur non costanti hanno registrato eventi di notevole importanza: all’inizio di Dicembre i millimetri caduti, trasformati in centimetri di neve a causa delle basse temperature, sono prossimi ai 10-15mm, a cui vanno sommati gli altri centimetri caduti nella seconda e terza decade. In totale si raggiungeranno i 30cm di neve, ma ricordo che per queste aree la nevosità media annuale è ben più bassa di quella ottenuta, se non nulla in alcune aree. Il grafico termico ci viene sicuramente in aiuto: la temperatura media giornaliera non scende mai sotto i 5°C, quindi la presenza della neve è praticamente un evento più unico che raro. Pertanto 30cm di neve costituiscono sicuramente un record. A conferma di ciò, una foto scattata il 3 Dicembre a Londra, dove non nevica ogni anno. E la neve nella foto chiarisce bene l’entità dell’evento (tratta da Internet).
Londra, 3 Dicembre 2010
Gennaio 2011
Anomalia Termica Gennaio 2011
Il primo mese dell’anno non lascia molti commenti dal punto di vista meteorologico. Il mese si chiude con un’anomalia quasi nulla o leggermente positiva sul vecchio continente. Da notare ’anomalia positiva della Scandinavia, quasi a voler pareggiare il conto con il Dicembre appena passato. Ovviamente nulla a che vedere con il mese precedente, in quanto 8°C di anomalia negativa non sono e non saranno recuperati. Un occhio cade anche in Islanda, dove, dopo il mite Dicembre anche Gennaio segue il passo dell’ultimo mese del 2010. Insomma l’inizio dell’anno è più autunnale che invernale per molte regioni del nostro Continente, ma “ci può stare”. 

Febbraio 2011
Anomalia Termica Febbraio 2011

A Febbraio torna il gelo. Questa volta però le regioni più colpite sono quelle dell’Europa orientale. Valori di 5/6°C al di sotto delle medie stagionali vengono registrati in Finlandia. Prendiamo in 
esame proprio una città nel cuore della Finlandia: Kuopio.


Si evince chiaramente il lungo periodo gelido nel mese di Febbraio. Le temperature minime raggiungono valori di -30/-33°C a fronte di una media di -15°C. Condizioni, anche qui, quasi da record. Per le precipitazioni vale lo stesso discorso fatto per la Svezia, risultano nella maggior parte dei casi, deboli e continue. E così anche a Febbraio si fatica a raggiungere un accumulo totale di 15mm pari a circa 20cm di neve (viste le temperature).
Non ultima l’anomalia negativa presente anche in Russia, anche se in tal caso l’evento è di portata minore. Queste aree sono abituate a ben altri record.
Discorso ben diverso per l’Europa occidentale, soprattutto per Francia e Gran Bretagna meridionale. Per la seconda, ennesimo tentativo di recupero, in parte riuscito, come poi vedremo. Nel cuore della Gran Bretagna si sono raggiunti i 15-16°C. Valore notevole ma non da record, ma sicuramente ha regalato un po’ di sollievo dopo il gelido Dicembre.

Invero 2010/2011: Dicembre, Gennaio, Febbraio
Anomalia Termica Inverno 2010/2011


In conclusione, con l’aiuto dell’ultima carta, sviluppata nei 3 mesi invernali (Dicembre - Gennaio-Febbraio) si nota come l’ultimo mese (Febbraio) abbia regalato il primo posto sul podio, come area più fredda dell’inverno, alla fascia orientale del nostro continente; seguita dalla Penisola scandinava centro-occidentale. Purtroppo non è bastato un Dicembre da record alla Gran Bretagna per poter “dire la sua”, anche se comunque si aggiudica il 3° posto, di questo podio immaginario. Un inverno senza “né arte e né parte” è invece quello vissuto dalla Penisola Iberica, dalla Francia e dall’Italia. Seppur con qualche occasionale evento locale degno di nota. Soprattutto per l’Italia, ma che tratteremo in un secondo momento.

sabato 30 aprile 2011

Perché creare il blog di un sito?

Il Blog di MeteoIng non è altro che un supporto al sito www.meteo.ing.unibo.it, ovvero il sito meteorologico della facoltà di Ingegneria di Bologna.


Sito che ormai è attivo da diversi anni e nella sua "amatorialità" (concedetemi questo neologismo, visto che viene gestito da due sole persone che hanno la passione della meteorologia ed un pizzico di preparazione ed esperienza) ha riscosso e riscuote tutt'ora un discreto successo. In un periodo dove si punta al "meteo scoop" noi puntiamo alla semplicità e alla chiarezza senza cercare a forza il consenso dei molti. La qualità è sempre meglio della quantità (concetto valido solo se non ci sono riscontri economici, ma questo è ovvio).
Pertanto il sito si occupa e si occuperà dell'aspetto prettamente previsionale: con analisi meteorologica e previsioni settimanali; mentre il Blog avrà il compito di affiancare il sito con articoli e commenti relativi a tutto ciò che riguarda la meteorologia.

Ma perché il Blog? Semplice, perché è ormai diventato il mezzo più rapido e semplice per poter divulgare notizie ed informazioni. Gli stessi siti internet si sono adeguati e si stanno adeguando in "stile blog" (commenti, condivisione del testo nei social network...).
Non ultimo l'indubbia comodità che fornisce un blog, a chi scrive e a chi legge.